Due chiacchiere con Giovanni Di Palma Ceo e Founder di “Buboost”

Vogliamo parlarti di “Buboost”, una piattaforma on line che collega liberi professionisti, artigiani e freelance con chi è in cerca di un determinato prodotto o servizio. Una vetrina virtuale dove è possibile reperire qualsiasi prestazione professionale.
Tutto questo è stato reso possibile anche grazie al crowdfunding.
Il team di Buboost ha lanciato la sua campagna di raccolta sulla piattaforma italiana Eppela, fissandosi un obiettivo di 8.000€ obiettivo che attraverso i 236 sostenitori è stato addirittura, anche se di pochissimo, superato!
Abbiamo incontrato ed intervistato Giovanni Di Palma, CEO e founder di Buboost per conoscerlo meglio, chiedergli cosa pensa del crowdfunding e capire cosa c’è dietro a una campagna di successo.

Ciao Giovanni quanti anni hai?
45

Come è nata l’idea di far nascere “Buboost”?
E’ nata per rispondere ad una esigenza personale, e cioè valorizzare con strumenti nuovi e più efficaci la mia reputazione professionale, costruita con tanta pazienza e sacrificio nel corso degli anni attraverso il più classico degli strumenti, il passaparola.

Parlaci di “Buboost”
Buboost è una social web application, attualmente ancora in versione beta, ma in avanzato stato di sviluppo. E’ uno strumento di lavoro che si propone di aiutare tutti i liberi professionisti/freelance ad organizzare al meglio la propria attività lavorativa (job management tool); al contempo è anche una vetrina accessibile al grande pubblico, che si propone di dare maggiore visibilità ai professionisti, cercando di premiare chi lavora di più e meglio degli altri

Perché ti sei rivolto al crowdfunding per finanziare il tuo progetto?Principalmente perché avevamo bisogno di uno strumento in grado di:
–    Comunicare a basso costo il valore aggiunto del nostro prodotto
–    Testare l’appeal del prodotto
–    Creare una community di beta tester con i quali interagire attivamente al fine di programmare i successivi sviluppi del prodotto
I nostri end-point principali erano questi; end-point secondario era quello della raccolta fondi.

Quali sono i fattori principali per una campagna crowdfunding di successo?A parità di importanza direi:
– Avere un nucleo di sostenitori coinvolti attivamente nella campagna. Quanto più grande e attivamente coinvolto è questo gruppo, maggiori sono le possibilità di successo.
–    Aver coltivato buone amicizie nella vita
–    Iniziare e condurre la campagna con leggerezza come se fosse un gioco, reagire alle difficoltà con determinazione come se fosse un lavoro
–    Non aver paura di chiedere. Se chiedi forse avrai; se non lo fai sicuramente fallirai
–    Comunicare in maniera semplice e sincera il proprio bisogno. Non bisogna mai dimenticare che stiamo chiedendo aiuto alla comunità. Se menti, la comunità se ne accorgerà e ti punirà, perché ti percepirà come un estraneo. Se ti atteggi a fenomeno, la comunità ti snobberà, perché percepirà che non hai bisogno del suo aiuto.

Perché hai scelto Eppela come piattaforma?
Perché, per tipologia di progetto, tra tutte le piattaforme di reward crowdfunding operanti in Italia è quella che può vantare i migliori risultati. Inoltre garantiscono supporto attivo sia in fase di allestimento della campagna che durante lo svolgimento della stessa.

Cosa hai provato quando hai realizzato che la campagna ha avuto successo?
Nell’ordine:
–     Soddisfazione e orgoglio
–    Sensazione di leggerezza
–    Voglia di dormire

Ti rivolgeresti ancora al crowdfunding in futuro?
Sicuramente si, ma non credo che rifaremo una campagna di reward crowdfunding; stiamo ragionando su una campagna di equity crowdfunding. Magari il prossimo anno

Che consiglio potresti dare a chi decide di finanziare il proprio progetto con il crowdfunding?
Di non esitare. Per paradosso consiglierei una campagna di crowdfunding a tutti, anche a coloro che non hanno un progetto da finanziare. E’ prima di tutto una esperienza formativa di vita, indipendentemente dal risultato che si consegue. Inoltre è una straordinaria palestra per migliorare la propria capacità comunicativa.

Qual’è il tuo pensiero sul crowdfunding?
È uno strumento straordinario per promuovere e avviare progetti innovativi, ma ha bisogno di un pubblico maturo per funzionare. Su questo aspetto purtroppo in Italia siamo ancora in ritardo rispetto agli altri paesi. Qualcosa si muove, ma lentamente.
Un pubblico maturo lo si ottiene facendo corretta informazione e formazione.
Un ruolo fondamentale su questo punto ce l’hanno i giornalisti, che invece purtroppo molto spesso si limitano ancora ad una elencazione sterile e noiosa di numeri e percentuali, focalizzando l’attenzione solo sui risultati finali, quando invece ci sarebbero tante bellissime storie da raccontare già in fase di svolgimento delle campagne di crowdfunding, che sicuramente appassionerebbero molto di più i loro lettori e avrebbero l’effetto di aumentare l’attenzione sui progetti.
Inoltre, sempre ai giornalisti, raccomanderei di non perdere il senso critico. Troppo spesso si amplificano campagne stonate perché di moda e non si da voce ai tanti talenti puri che faticano ad emergere perché le loro parole non trovano eco nei media. Il mondo delle start-up ha bisogno di una stampa specializzata e competente, che sappia e abbia voglia di raccontare informando le storie di coloro che cominciano l’avventura e non si limiti esclusivamente ad aggiungere clamore alle storie già di successo.
In fondo il crowdfunding è sostanzialmente questo. Uno strumento democratico creato per dare una chance di successo a chi ha avuto il coraggio di provarci.

 

Giovanni insieme al suo team si è rivolto al crowdfunding per comunicare il progetto, creare una community attiva e reperire fondi.

Con molto impegno ci sono riusciti, cogliamo l’occasione per ringraziarli della disponibilità e per salutarli.

Ti consigliamo di visitare Buboost quando hai bisogno di un professionista o se vuoi offrire delle prestazioni professionali, è davvero utile!

Speriamo che questo progetto ti abbia appassionato quanto ha appassionato noi

A presto!

 

#falloconlafolla

 

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