Due chiacchiere con “Vinhood”


Chi non ama bere un bicchiere di vino a tavola, d’altronde il buon vino e il buon cibo sono cose che contraddistinguono il bel paese nel mondo.
Però per chi come noi, di certo non è né un sommelier né un enologo, è davvero difficile scegliere e trovare sempre il vino che soddisfi i nostri palati.
Vogliamo parlarti di un progetto che punta a risolvere proprio questo dilemma.
Si tratta di “Vinhood” un vero e proprio sommelier virtuale che capisce i tuoi gusti e suggerisce vini su misura per te.
Questo progetto ha preso vita, grazie anche a un’ottima campagna di crowdfunding sulla piattaforma italiana Eppela, che si poneva come obiettivo 10.000€ traguardo addirittura superato grazie al supporto dei 67 sostenitori e di Postepay crowd.

Abbiamo incontrato ed intervistato Matteo Parisi uno dei founder, per approfondire questa realtà, chiedergli cosa pensa del crowdfunding e per capire cosa c’è dietro a una campagna di successo.

 Ciao Matteo quanti anni hai?
Ciao, ho 29 anni.

Qualè il tuo ruolo allinterno del progetto?
Sono uno dei fondatori di VINHOOD e mi occupo del management e della gestione di tutte le attività di Marketing e Comunicazione della società.

Come è nata lidea di far nascere Vinhood?
È nata durante un road trip tra Europa e Medio Oriente, insieme agli amici che sono poi diventati miei soci e co-fondatori di VINHOOD. Eravamo tutti estremamente soddisfatti della nostra carriera professionale, ma volevamo creare qualcosa di tutto nostro e così abbiamo preso la decisione: metterci in gioco nel settore del vino (una passione che ci accomuna!) per cambiarlo e renderlo facilmente fruibile da tutti. Così, è nato Vinhood.
Vinhood opera in un mondo in cui produttore e consumatore parlano due lingue differenti, con tutte le incomprensioni del caso.
La soluzione che proponiamo vede il consumatore al centro di un viaggio esperienziale, nel quale i suoi gusti e preferenze vengono tradotti in un risultato semplice e chiaro che gli permette di orientarsi e comprendere le proprie esigenze, in maniera innovativa.
Abbiamo voluto dare vita ad una nuova geografia del bere, che possa aiutare le persone ad ampliare la propria conoscenza in materia di gusto e in cui la “bussola” è il nostro algoritmo.

Parlaci di Vinhood
In poche parole la mission è l’utilizzo di un linguaggio semplice e immediato per spiegare il mondo del vino, rivoluzionando quindi la relazione tra gli attori che ne fanno parte: soprattutto tra consumatori e “addetti ai lavori” in tutta la filiera. Vogliamo permettere a chiunque di scoprire e conoscere meglio il vino, partendo da qualcosa che già conoscono: i propri gusti. Basandoci sullo studio del gusto delle persone e su quello delle proprietà organolettiche del prodotto abbiamo creato una mappa composta da 14 caratteri, corrispondenti alle diverse tipologie di vino. Per farti un esempio i rossi strutturati, tannici, per noi sono saggi, e le bollicine secche dall’elevata sapidità avranno un carattere brillante.
Per orientarsi in questo nuovo mondo, la “bussola” di cui parlavo prima, c’è un test, basato su un algoritmo, che in 30 secondi rivela il tuo carattere ed elabora un consiglio su misura per ogni occasione o ricetta. Il test è stato passato in rassegna dal laboratorio di neuromarketing di IULM, che ha confermato (attraverso strumenti come il caschetto EEG e misuratore della skin conductance) l’accuratezza delle sue raccomandazioni, dimostrando che il 91% delle persone testate si identifica nel carattere del vino consigliato e che le raccomandazioni diminuiscono del 50% lo stress nella scelta del vino. Insomma, tutto diventa più semplice.

Perché ti sei rivolto al crowdfunding per finanziare il tuo progetto?
Eppela, la piattaforma di crowfunding e l’iniziativa al quale ci siamo rivolti è reward-based, quindi in cambio dei fondi recepiti inviamo rewards ai nostri sostenitori.
Una caratteristica dei consumatori di oggi è quella di essere dei clienti più attenti e molto più critici sull’innovazione. Questo ci porta a ritenere fondamentale il bilanciamento tra scientificità e semplicità nel nostro approccio. Questo equilibrio è il “fil rouge” che passa dalla creazione dei #caratteri fino alle logiche dell’algoritmo alla base del test.
Siamo riusciti a fare questo anche grazie al prezioso aiuto dei nostri sommelier Master ALMA – AIS (Associazione Italiana Sommelier) e di collaborazioni con ambienti universitari, di cui parlavo prima. Il tutto senza perdere il focus sulla semplicità, ottenuta osservando come le persone parlano del vino, ascoltando le loro sensazioni e cercando di dare dei messaggi immediati. Questo avviene ad esempio nelle “degustazioni semplici del vino” che organizziamo tutti i mesi, dalle quali riceviamo continuamente feedback utili a migliorarci e consolidare quello che vogliamo trasmettere.
Devo dire che sono tantissime le persone che ci esprimono la loro soddisfazione dopo aver provato il nostro test ed aver scoperto il loro #carattere del vino!
Questo è stato il nostro approccio con il crowdfunding: l’importanza di testare continuamente l’idea che abbiamo, su un ampio pubblico, un’idea che sta già riscontrando ottimi feedback, soprattutto nel mondo B2B nazionale e internazionale: da maggio scorso abbiamo siglato un contratto di collaborazione con Esselunga per raccomandare i vini sul loro e-commerce ai loro clienti e ora stiamo portando il nostro approccio all’estero per altri retail.
All’interno del sito e-commerce di Esselunga nella sezione vini e spumanti puoi trovare il nostro servizio: una persona fa il test, scopre il suo #carattere di vino, con la conseguente spiegazione di caratteristiche e peculiarità principali e poi gli vengono raccomandati i vini corrispondenti, che può chiaramente acquistare nello shop.

Quali sono i fattori principali per una campagna crowdfunding di successo?
Prima di tutto la chiarezza e la semplicità: il messaggio che si vuole trasmettere deve arrivare forte e chiaro. Poi occorre sapere esattamente a chi ci si vuole rivolgere: in altre parole, qual è la propria community di riferimento e come parlare loro. Sono anche fondamentali il livello di innovazione del progetto e l’attualità dell’idea nel contesto di riferimento. Infine, la campagna dev’essere coerente con il proprio obiettivo finale, o con quello che si è prefissi per la campagna in questione.

Perché hai scelto Eppela come piattaforma?
Ricordo di aver letto un articolo su Wired che annunciava l’uscita di questa nuova piattaforma di crowdfunding, fra l’altro italiana. Mi aveva colpito l’approccio del fondatore, che aveva risposto a una domanda del giornalista “non siamo Kickstarter, puntiamo solo su idee di qualità”. Così quando abbiamo avuto bisogno di rivolgerci al crowdfunding abbiamo scelto di affidarci a Eppela, una realtà italiana ma con un approccio internazionale e di qualità. Se si è solo a caccia di fondi una piattaforma di crowdfunding vale l’altra, ma quello che si riceve davvero in cambio, oltre al sostegno economico, da una piattaforma che mette la qualità al primo posto, sono dei feedback di qualità. E questi sono fondamentali per rendersi conto di qual è il vero riscontro con il pubblico e quali sono le eventuali migliorie, in modo da affinare in maniera sempre più dettagliata il proprio progetto.

Cosa hai provato quando hai realizzato che la campagna ha avuto successo?
Sicuramente soddisfazione: è un piacere vedere che così tanti credono nella nostra idea, e il fatto che questo sia avvenuto attraverso una piattaforma di crowdfunding significa che il messaggio che vogliamo trasmettere arriva nel modo giusto alle persone. E che anche loro hanno voglia di contribuire a far crescere il nostro progetto.

Ti rivolgeresti ancora al crowdfunding in futuro?
Perché no! È stata un’esperienza molto utile, ovviamente a livello di visibilità del nostro progetto ma come dicevo prima anche per i feedback ricevuti, che consideriamo davvero preziosi. Quindi sì, se ci sarà un’altra occasione per la quale lo riterremo utile, non esiteremo a rivolgerci al crowdfunding.

Che consiglio potresti dare a chi decide di finanziare il proprio progetto con il crowdfunding?
Come dicevo prima uno degli elementi più importanti è avere le idee chiare ed essere coerenti con i propri obiettivi. Consiglierei di rivolgersi al crowdfunding quando queste due caratteristiche sono soddisfatte: le persone scelgono liberamente di finanziare e supportare un’idea quando sentono che è una buona idea, se ne innamorano, e desiderano vederla crescere.

Qual è il tuo pensiero sul crowdfunding?
Credo che sia un’ottima opportunità, che mette tutti sullo stesso piano, che si tratti o meno di aziende, perché ha una natura democratica: l’ultima parola ce l’hanno le persone e l’unico metro di giudizio sono la qualità dei progetti e le buone idee.

Matteo e il suo team, grazie a un progetto chiaro, semplice, innovativo e

soprattutto utile sono riusciti a portare al successo la loro campagna di crowdfunding.

Cogliamo l’occasione per ringraziarli, fargli i nostri complimenti e augurargli buona fortuna.

Ti invitiamo a seguire il loro sito e la loro pagina Facebook per approfondire questa realtà.

Speriamo che questo progetto ti abbia appassionato ed incuriosito quanto ha appassionato noi.

A presto!

#falloconlafolla

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