Due chiacchiere con “CreOut”

Vogliamo parlarti di un evento nato per valorizzare le diverse attività artigianali, lo spettacolo dal vivo e le attività ad esso connesse.

Si tratta di “CreOut-l’arte di creare fuori contesto” un progetto artistico-musicale ideato dagli allievi del Master in Management degli Eventi dello Spettacolo di Palazzo Spinelli, istituto per l’arte e il restauro in Firenze.

Questo evento che si terrà il venerdì 23 marzo 2018 dalle ore 19.30 al Vecchio Conventino-Officina Creativa in Firenze.  Nasce anche grazie ad una campagna di crowdfunding lanciata sulla piattaforma italiana Eppela conclusa con il 140% di successo supportata da ben 27 sostenitori!

Abbiamo incontrato ed intervistato Valentina Rossi una degli ideatori e curatori del progetto/evento per conoscerla meglio, chiedergli cosa pensa del crowdfunding e capire cosa c’è dietro a una campagna di grande successo.

  

Ciao Valentia, quanti anni hai?
Ciao, ho 25 anni.

Qual è il tuo ruolo all’interno del progetto?
Inizialmente, in fase di stesura del progetto, l’unico ruolo che tutti e undici abbiamo coperto è stato quello di apportare idee e contributi per dare forma a CreOut.
Successivamente mi sono occupata della comunicazione e in particolare della realizzazione della campagna di crowdfunding, della gestione del contest Altri Contesti sia per la parte relativa ad Instagram che per la stampa, della preparazione della cartella stampa, la gestione dei comunicati stampa e dei contatti con i giornalisti, sponsor e partner e del catering.

Come è nata l’idea di far nascere “CREOUT – L’ARTE DI CREARE FUORI CONTESTO”?
CreOut – L’arte di creare fuori contesto è un progetto artistico-musicale ideato da noi allievi del master in Management degli Eventi dello Spettacolo di Palazzo Spinelli, noto Istituto di Arte e Restauro a Firenze.
La tematica dell’evento nasce dall’osservazione del lavoro artistico degli studenti restauro che lavorano per riportare a nuova vita opere del passato e dal quartiere in cui è sito l’istituto, l’Oltrarno, culla della Firenze degli antichi mestieri e delle tradizioni, delle botteghe artigiane e delle numerose gallerie d’arte. Vivere quotidianamente questo scenario, ci ha portato a subire il fascino dell’oggetto, dell’artista che lo rappresenta e della materia che lo compone che può essere rimodellata e ricombinata innumerevoli volte. Riflettendo sulla dimensione fisico-astratta degli oggetti, abbiamo dunque cominciato ad interrogarci sulla loro funzione in relazione al contesto in cui vengono collocati. La nostra attenzione è rivolta al pensiero creativo che considera le cose non solo per quello che sono ma anche per quello che potrebbero essere, per cercare un rapporto nuovo con i materiali, imparare a separarli dalla loro funzione principale e osservarli per le loro potenzialità materiche, formali, tattili e percettive.
Gli oggetti sui cui si focalizza il progetto sono per la maggior parte materiali di scarto. La scelta nasce per andare incontro a due esigenze in rapporto dialogico tra loro: la prima è rivolta alla tutela ambientale, alla valorizzazione dei rifiuti per il recupero di materie prime importanti e alla necessaria sensibilizzazione verso queste tematiche. La seconda, più astratta, è rivolta alle nuove invenzioni, alle menti creative e alle nuove sperimentazioni artigiane.
CreOut desidera essere un omaggio a tutte le persone che creano fuori contesto e che si trovano a vivere ambienti diversi da quello di appartenenza. È questo il caso di noi studenti di Palazzo Spinelli, tutti provenienti da diverse zone d’Italia e coinvolti nella creazione di un progetto in uno spazio comune a noi poco familiare. L’interazione con questa nuova città ci ha portati ad un confronto ricco di diversità percettive, un’esperienza vissuta da ciascuno a suo modo ma insieme, verso la scoperta di una moltitudine di ispirazioni all’interno della città di Firenze, senza limiti di interpretazione.

 

Parlaci di “CREOUT – L’ARTE DI CREARE FUORI CONTESTO”
Dalle premesse appena illustrate, abbiamo cercato una location che più si adattasse al concetto di riuso creativo e attività artigianali.  È stato scelto Artex – Centro Artigianato Artistico e Tradizionale della Toscana, un ex convento che ospita le botteghe di diversi artigiani con i quali è nata una collaborazione molto fruttuosa. Questa location ha ospitato l’evento Creout – L’arte di creare fuori contesto in data 23 marzo 2018.
La serata è stata composta da diversi eventi in parallelo tra loro. Sin dall’inizio è stato possibile vedere le videointerviste realizzate con i quattro artigiani dell’Artex che si sono resi disponibili a raccontare la loro arte e la videointervista agli artisti della Street Level Gallery. Questa è una realtà interessante ed unica nel suo genere a Firenze: una galleria di street art che ospita personali di artisti e ha in residenza alcuni street artists che creano in loco. Nella stessa sala sono state esposte le fotografie partecipanti al contest Altri Contesti.
Mentre nella sala principale si svolgeva l’aperitivo, è iniziata la visita performativa alle botteghe degli artigiani: l’attrice Irene Barbugli ha tratto dalle videointerviste e dagli incontri con gli artigiani, una performance attoriale. Questa coglieva i tratti salienti della personalità dei singoli artisti e del loro lavoro, accompagnando il pubblico nella scoperta dei mestieri e segreti di questi lavori manuali.
Culmine di CreOut è stata l’esibizione del gruppo fiorentino de I Citofoni, che proponeva un repertorio swing, jazz e blues offrendo brani italiani e francesi degli anni Cinquanta e Sessanta. Questo trio di artisti di strada è stato scelto per l’utilizzo del bidofono, uno strumento risalente al periodo della depressione americana e realizzato utilizzando un bidone in latta, un manico di scopa e un filo per stendere i panni. Esso incarna l’idea di riuso creativo, alla base di tutto il progetto.

Perché ti sei rivolto al crowdfunding per finanziare il tuo progetto?
CreOut – L’arte di creare fuori contesto nasce all’interno di un master universitario come workshop per permettere agli studenti di affacciarsi al mondo dell’organizzazione degli eventi. Parte integrante di questo workshop (come del resto del lavoro di organizzatore) è il reperimento di fondi: abbiamo quindi pensato che sperimentare il crowdfunding potesse essere un ottimo modo per raggiungere diversi scopi. Il primo è stato quello di raccoglie fondi per finanziare il nostro progetto e in particolare per coprire le spese di SIAE e cachet artisti. Secondariamente il crowdfunding ci ha permesso di far conoscere ad un ampio pubblico quello a cui stavamo lavorando, la passione con cui abbiamo creato l’evento e l’impegno che abbiamo profuso.

Quali sono i fattori principali per una campagna crowdfunding di successo?
Innanzitutto creare una proposta accattivante. Questo significa lavorare ai testi da inserire, curandoli in ogni minimo dettaglio e non lasciare frasi poco chiare o ambigue. Scegliere le fotografie giuste da inserire: se il testo è importante, è la fotografia che cattura l’attenzione del lettore. Creare un video geniale: noi abbiamo lavorato per una settimane alle riprese e un’altra al montaggio. Volevamo un video che ci rappresentasse e che attirasse i potenziali finanziatori, che spiegasse cosa fosse il nostro progetto e invogliasse a crederci come abbiamo fatto noi.
Centrale è la scelta del minimo da raggiungere con la formula All or Nothing: abbiamo optato per una cifra che ci sembrasse realistica ma che non sminuisse la nostra idea.
Quando poi il progetto è attivo, bisogna seguire una campagna social e via mail di diffusione della notizia. Noi abbiamo optato per post sulla nostra pagina Facebook a cui si sono aggiunti quelli dei nostri media partner e di Eppela stessa. È stato anche scritto un comunicato stampa sull’apertura del crowdfunding e inviato ai giornali locali della Toscana, oltre che ai contatti personali.

Perché hai scelto Eppela come piattaforma?
La scelta di Eppela è nata dall’attenta analisi di comparazione che ho condotto sulle principali piattaforme di crowdfunding. Escludendo le piattaforme fortemente caratterizzate, come Musicraiser che si occupa solo di progetti inerenti la musica, ho scelto una piattaforma Eppela perché accoglie progetti vari, ha una buona diffusione ed è molto intuitiva.
A differenza di Produzioni dal Basso che richiedeva un’enorme quantità di dati di cui non disponevamo, Eppela ha un sistema di registrazione snello e non ti obbliga a inserire, al momento dell’iscrizione, dati bancari. Poiché il finanziamento del nostro progetto andava versato sul conto dell’Istituto e mancava l’approvazione all’uso del conto dello stesso, l’inserimento a posteriori di questi dati ci ha permesso di partire subito con la campagna.
Inoltre Eppela ha un sistema di commissioni non eccessivo e accetta ogni tipo di versamento da parte dei donatori.
A questo si aggiunge un eccellente servizio di assistenza che ha risolto ogni nostro piccolo dubbio.
Infine Eppela ti aiuta a migliorare la visibilità del tuo progetto, offrendoti la possibilità di scrivere una breve intervista da postare sui loro social.

Cosa hai provato quando hai realizzato che la campagna ha avuto successo?
Quando è arrivata la mail di Eppela che ci comunicava il successo della nostra campagna eravamo veramente soddisfatti. Concludere con successo la campagna significa che da una parte il lavoro di creazione e promozione è stato eccellente e ha raggiunto davvero un grande numero di persone e dall’altra che i finanziatori hanno colto l’originalità e la solidità del nostro progetto. È stata una grandissima soddisfazione, il coronamento del nostro lavoro di team, festeggiato con una buona birra!

Ti rivolgeresti ancora al crowdfunding in futuro?
Sicuramente sia a livello lavorativo personale che nel caso si realizzi il nostro sogno di proporre CreOut anche a master concluso.

Che consiglio potresti dare a chi decide di finanziare il proprio progetto con il crowdfunding?
Come prima cosa direi di analizzare con attenzione le varie piattaforme: può sembrare una banalità, ma lo stesso progetto aperto su una data piattaforma può non avere lo stesso successo se proposto altrove.
Scegliere il metodo All or nothing e fissare una cifra realistica ma non impossibile: chiedere 100 euro è riduttivo e sminuisce il progetto; chiederne 10.000 euro per un evento come il nostro è irrealistico. Il minimale influenza molto la percezione che il finanziatore ha del tuo progetto.
Curare attentamente tutto quello che viene scritto sul progetto, dal testo alle immagini. Massimo impegno nella realizzazione del video che fa davvero la differenza tra una campagna di successo e un fiasco.
Stabilire ricompense realistiche: quello che viene promesso ai finanziatori deve poi essere effettivamente regalato. Vanno anche presentate in forma accattivante e simpatica.
Partire con anticipo alla realizzazione dei materiale e del progetto: bisogna sempre tener conto che, almeno nel caso di Eppela, ci vogliono anche 4 giorni lavorativi perché sia attiva.
Fondamentale è poi credere in quello che si sta proponendo: dalla piattaforma online traspare subito se l’ideatore del progetto ci crede e lo sente suo, invogliando anche gli altri a scommetterci.

Qual è il tuo pensiero sul crowdfunding?
Il crowdfunding è un sistema molto democratico per trovare i finanziamenti necessari a realizzare il proprio progetto. Vengono premiate l’innovazione, la creatività e la capacità di saper spiegare ed entusiasmare gli altri.

È un sistema che si sgancia dalle logiche del mercato tradizionale, permettendo a tutti i privati di diventare dei produttori di un corto il cui trailer appassiona o finanziatori di un evento con cui si condividono i valori, senza poi magari prendere parte dal vivo. È una forma di fiducia perché si donano soldi a sconosciuti per supportarli nella loro idea.
Le potenzialità di una buona campagna di crowdfunding sono molteplici ma ancora oggi sottovalutate da molti. Sia nel trovare donatori perché non sempre le persone capiscono l’importanza anche di un piccola donazione se il progetto gli sembra valido. Sia da parte di soggetti che promuovo progetti in diversi ambiti che spesso non valutano l’idea di aprire una campagna. Viste le enormi potenzialità del crowdfunding e l’accessibilità dello strumento, mi auguro che in un futuro prossimo si diffonda una maggiore consapevolezza e cultura dell’uso di questa forma di finanziamento.

 

Valentina e il suo team si sono rivolti al crowdfunding per finanziare il loro evento.

Grazie ad un ottimo progetto e a una strategia ben definita sono riusciti a concludere la raccolta con successo.

 

Cogliamo l’occasione per ringraziarla nuovamente per la sua disponibilità e ti invitiamo a seguire la pagina Facebook il loro sito per approfondire questa realtà

Speriamo che questo progetto ti abbia appassionato quanto ha appassionato noi.

A presto!

#falloconlafolla

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